Dolore al gomito: non è sempre epicondilite | Fisiomed
Il dolore al gomito non è sempre epicondilite o gomito del tennista
Hai dolore sul lato esterno del gomito quando stringi un oggetto, sollevi un peso, lavori al computer o pratichi sport? La prima parola che viene spesso utilizzata è “epicondilite”, oppure “gomito del tennista”.
Ma il dolore al gomito non è sempre epicondilite.
La stessa zona può diventare dolorosa per motivi differenti. In alcuni casi il problema è prevalentemente tendinopatico, in altri può esserci una componente articolare o di instabilità, mentre in altri ancora può essere coinvolto il sistema nervoso.
E queste condizioni non si trattano necessariamente nello stesso modo.
Per questo, nella nostra unità di riabilitazione di spalla, gomito e mano, a Sanremo, il primo obiettivo non è semplicemente capire “dove fa male”, ma cercare di individuare quali strutture e quali funzioni possono contribuire al dolore e quali fattori lo mantengono nel tempo.
Dolore laterale di gomito: cosa significa?
Per dolore laterale di gomito intendiamo un dolore localizzato prevalentemente nella parte esterna dell’articolazione.
Può comparire durante attività apparentemente molto diverse:
- stringere forte la mano o un oggetto;
- utilizzare utensili;
- sollevare una borsa;
- lavorare con mouse e tastiera;
- allenarsi con pesi;
- giocare a tennis, padel o altri sport di racchetta;
- eseguire movimenti ripetuti del polso e dell’avambraccio;
- appoggiarsi sul braccio o spingere con l’arto superiore.
Il punto fondamentale è che la sede del dolore, da sola, non identifica automaticamente la struttura responsabile.
Nel dolore laterale di gomito possono entrare in gioco tendini, articolazione, legamenti e strutture nervose. Nei casi persistenti è quindi particolarmente importante costruire un corretto inquadramento clinico.
Il dolore al gomito non è sempre epicondilite: tre possibili componenti
Per semplificare, possiamo distinguere tre grandi quadri che durante la valutazione cerchiamo di differenziare.
1. Dolore tendinopatico: la classica “epicondilite”
La cosiddetta epicondilite viene oggi più correttamente descritta, in molti casi, come tendinopatia laterale del gomito.
Sono coinvolti soprattutto i tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio, che lavorano quando utilizziamo il polso e la mano e quando dobbiamo mantenere una presa.
Il dolore può essere evocato da gesti come stringere, sollevare o utilizzare ripetutamente mano e polso.
Durante la valutazione possiamo utilizzare specifici test provocativi per i tendini estensori, valutare la risposta alla contrazione muscolare, al movimento e allo stiramento e misurare, quando utile, la forza di presa.
In Fisiomed possiamo utilizzare anche strumenti di valutazione della forza e del grip per raccogliere dati oggettivi e confrontarli durante il percorso.
Nessun singolo test viene però interpretato isolatamente: i risultati vengono sempre incrociati con i sintomi, la storia del problema e il comportamento del dolore durante le attività del paziente.
2. Dolore articolare o artropatico: quando il problema può essere più profondo
Non tutto il dolore laterale nasce dal tendine.
In alcuni pazienti il dolore può avere una componente maggiormente articolare, coinvolgere il compartimento laterale del gomito o essere associato a un problema di stabilità.
Una delle condizioni che può essere presa in considerazione nei casi compatibili è l’instabilità posterolaterale del gomito. Può presentarsi con dolore laterale persistente, sensazione di insicurezza o fastidio durante particolari movimenti in carico. Esistono test clinici e tecniche di imaging dinamico utilizzabili come parte dell’inquadramento.
È un aspetto particolarmente interessante nei pazienti che raccontano:
- dolore che persiste da molto tempo;
- sintomi che ritornano appena aumenta il carico;
- sensazione che il gomito non sia completamente “affidabile”;
- dolore durante appoggi, spinte o esercizi in carico;
- scarsi risultati dopo percorsi rivolti esclusivamente al tendine.
A Fisiomed, quando il quadro clinico ci porta a sospettare una componente articolare o di instabilità, possiamo utilizzare anche l’ecografo come supporto alla valutazione dinamica.
In particolare, possiamo osservare il comportamento dell’articolazione durante un test in distrazione sotto carico con un peso, confrontando ciò che avviene in condizioni differenti.
L’ecografia non viene utilizzata da sola per stabilire una diagnosi. Il dato viene integrato con anamnesi, test clinici, sintomi e comportamento del gomito durante il carico. Questo è lo stesso principio alla base della nostra fisioterapia ecoguidata: utilizzare l’immagine come supporto al ragionamento clinico, non come sostituto della valutazione.
Guarda il nostro reel sull’instabilità
Contenuto del Reel:
“Hai dolore sul lato esterno del gomito da un sacco di tempo? Quando il dolore laterale di gomito persiste potrebbe non essere solo un problema di tendini: potremmo essere di fronte a un’instabilità del gomito.”
Questo Reel introduce il concetto centrale dell’articolo: un dolore persistente nella zona dell’epicondilo non deve essere automaticamente attribuito al tendine.
3. Dolore neuropatico: quando può essere coinvolto un nervo
Un’altra possibilità è che una parte dei sintomi sia legata a una irritazione o aumentata sensibilità di una struttura nervosa, in particolare nell’area del nervo radiale e dei suoi rami.
Il paziente può descrivere un dolore differente dal classico dolore tendineo: talvolta più diffuso lungo l’avambraccio, profondo, bruciante o difficile da localizzare con precisione.
Per questo utilizziamo anche test neurodinamici.
Durante questi test il sistema nervoso viene sottoposto in modo controllato a differenti combinazioni di movimento. Non ci interessa semplicemente sapere se il test “fa male”: osserviamo dove compare il sintomo, se riproduce il dolore abituale e soprattutto se cambia modificando selettivamente la tensione applicata al sistema nervoso.
I test neurodinamici devono infatti essere interpretati insieme agli altri elementi della valutazione e non rappresentano, da soli, una diagnosi. Anche nei pazienti con dolore laterale di gomito sono state documentate alterazioni della risposta ai test neurodinamici del nervo radiale.
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Perché è importante distinguere queste condizioni?
Perché un gomito tendinopatico, uno instabile e un dolore con componente neuropatica non richiedono automaticamente lo stesso trattamento.
Se trattiamo esclusivamente il tendine in un paziente nel quale il problema principale è articolare, il risultato può essere incompleto.
Allo stesso modo, continuare ad aumentare il carico sugli estensori senza considerare un’importante componente nervosa può non essere la strategia più adatta.
La diagnosi differenziale serve proprio a questo: scegliere il percorso in funzione di ciò che emerge dalla valutazione.
Valutiamo anche la spalla: il gomito non lavora da solo
La valutazione non termina necessariamente al gomito.
Mano, polso, gomito, spalla e scapola lavorano come una catena durante quasi tutti i gesti dell’arto superiore.
In alcuni pazienti con dolore laterale di gomito sono state osservate anche alterazioni della forza e della resistenza dei muscoli della regione scapolare e della spalla. Questo non significa che “la causa dell’epicondilite sia sempre la spalla”, ma significa che la funzione della spalla può essere un elemento da valutare quando il quadro clinico lo suggerisce.
Per questo controlliamo, quando pertinente:
- mobilità della spalla;
- forza della cuffia dei rotatori;
- controllo della scapola;
- coordinazione tra spalla, gomito, polso e mano;
- comportamento dell’intero arto superiore durante il gesto che provoca i sintomi.
Se troviamo un deficit significativo, il trattamento può quindi coinvolgere anche la spalla.
È uno dei principi della nostra area specialistica di riabilitazione spalla, gomito e mano: non trattare soltanto il punto doloroso, ma valutare la funzione dell’intero distretto.
Come valutiamo il dolore laterale di gomito in Fisiomed
La valutazione parte sempre dal colloquio.
Vogliamo capire quando sono iniziati i sintomi, quali attività li provocano, che cosa è già stato fatto e come il gomito reagisce al carico.
Successivamente la valutazione può comprendere, in base al caso:
- localizzazione e comportamento del dolore;
- mobilità di gomito, avambraccio, polso e spalla;
- test specifici per la componente tendinopatica;
- test clinici per la stabilità articolare;
- test neurodinamici;
- valutazione della forza;
- misurazione della forza di presa;
- analisi dei gesti lavorativi o sportivi;
- valutazione della spalla e della scapola;
- ecografia dinamica quando può fornire informazioni utili.
Il nostro percorso riabilitativo parte dalla valutazione proprio perché il trattamento viene deciso dopo aver identificato problemi, obiettivi e capacità iniziali della persona, e viene poi modificato in base alla risposta ottenuta.
Come cambia il trattamento
Una volta definito l’inquadramento, anche il percorso cambia.
Se prevale la componente tendinopatica
Il lavoro può comprendere gestione iniziale dei carichi, recupero della capacità del tendine di tollerare progressivamente lo sforzo, esercizi di forza per polso e avambraccio e recupero della forza di presa.
Successivamente vengono reintrodotti in modo progressivo i gesti specifici di lavoro o sport.
Onde d’urto: quando possono essere utili
Nel dolore laterale di gomito a prevalente tendinopatica, soprattutto quando i sintomi persistono nel tempo, possiamo integrare il percorso riabilitativo con le onde d’urto.
Le onde d’urto non sostituiscono l’esercizio terapeutico e non vengono utilizzate automaticamente in tutti i casi di dolore laterale di gomito. La loro indicazione dipende da ciò che emerge dalla valutazione e dall’inquadramento del problema.
Nel caso di una tendinopatia laterale, possono essere utilizzate con l’obiettivo di ridurre il dolore e favorire il recupero funzionale, creando condizioni migliori per progredire con il lavoro attivo. La letteratura mostra risultati potenzialmente favorevoli soprattutto nei quadri persistenti, anche se l’efficacia può variare tra pazienti e protocolli e le evidenze non sono completamente uniformi.
Per questo, in Fisiomed, le onde d’urto vengono considerate uno strumento all’interno del percorso, non il trattamento completo.
Il lavoro resta basato sulla combinazione di:
- corretta gestione del carico;
- esercizio terapeutico progressivo;
- recupero della forza degli estensori e della presa;
- controllo e stabilità dell’arto superiore;
- eventuale trattamento della spalla quando contribuisce al problema;
- progressivo ritorno alle attività lavorative o sportive.
È inoltre importante aver prima distinto una vera componente tendinopatica da un dolore prevalentemente articolare o neuropatico: applicare onde d’urto semplicemente perché il dolore è localizzato sull’epicondilo rischierebbe infatti di trattare la zona dolorosa senza aver identificato correttamente il problema.

Se prevale una componente articolare o di instabilità
L’obiettivo diventa migliorare soprattutto stabilità, controllo e capacità di gestire il carico.
Il programma può prevedere esercizi di controllo del gomito, grip control, esercizi dinamici e progressioni nelle quali l’arto superiore deve stabilizzare carichi e perturbazioni sempre più simili alle attività reali.
Nei casi in cui siano necessari ulteriori approfondimenti possiamo lavorare in collaborazione con gli specialisti della nostra area di Ortopedia e Traumatologia.
Guarda il nostro reel sul trattamento dell’instabilità
Contenuto del Reel:
“Instabilità del gomito: se non viene riconosciuta si continua a trattare solamente il sintomo e il problema si ripresenta. Grip control, esercizi dinamici…”
Il Reel può essere seguito direttamente dal paragrafo successivo, facendo vedere concretamente la progressione dal controllo alla funzione.
Se prevale una componente neuropatica
Il trattamento viene adattato al comportamento del sistema nervoso.
Può comprendere educazione sulla gestione dei movimenti più irritanti, tecniche neurodinamiche appropriate, recupero progressivo del movimento e della forza e lavoro sulle altre aree dell’arto superiore che possono contribuire ai sintomi.
Se durante la valutazione emergono segni che richiedono un approfondimento medico, il paziente viene indirizzato allo specialista appropriato.
Il metodo Fisiomed in 3 fasi applicato al dolore di gomito
Il nostro approccio alla fisioterapia a Sanremo segue un percorso progressivo, adattato al singolo paziente.
Fase 1 – Dolore, mobilità e corretta gestione del carico
Nella prima fase cerchiamo di ridurre l’irritabilità del gomito e capire quali movimenti e carichi possono essere mantenuti.
L’obiettivo non è necessariamente fermare qualsiasi attività, ma trovare il livello di movimento e di esercizio che il paziente riesce a tollerare e iniziare a lavorare sul problema individuato durante la valutazione.
Fase 2 – Forza, stabilità e funzione
Quando la situazione lo permette, aumentiamo progressivamente il lavoro attivo.
In base al problema possono diventare centrali forza degli estensori, grip, controllo articolare, stabilità, coordinazione dell’arto superiore e forza della spalla.
Quando utile misuriamo i progressi con dinamometri e test funzionali, evitando di basarci esclusivamente sulla sensazione soggettiva.
Fase 3 – Ritorno alle attività
L’ultima fase deve avvicinare il più possibile il lavoro alle richieste reali della persona.
Per qualcuno significa tornare a utilizzare senza problemi gli strumenti di lavoro. Per altri significa sostenere allenamenti in palestra, giocare a padel o tennis oppure eseguire movimenti rapidi e impegnativi dell’arto superiore.
Quando serve uno spazio maggiormente orientato al recupero di forza e funzionalità, il percorso può proseguire presso MOVE by Fisiomed, la nostra sede dedicata al recupero funzionale e alla fase attiva.
Quanto tempo serve per recuperare?
Non esiste un tempo uguale per tutti.
Dipende soprattutto da quale problema sta generando o mantenendo i sintomi, da quanto tempo è presente, dal livello di irritabilità, dalle attività che la persona deve recuperare e dalla risposta progressiva al carico.
Un dolore comparso recentemente e un dolore presente da molti mesi non devono necessariamente seguire lo stesso percorso.
Per questo preferiamo utilizzare obiettivi e criteri di progressione, invece di stabilire a priori un numero rigido di settimane.
Cosa fare se il dolore continua a tornare?
Se il dolore laterale di gomito continua a ripresentarsi, soprattutto dopo settimane o mesi di trattamenti, può essere utile evitare di ripetere automaticamente lo stesso percorso.
La domanda dovrebbe diventare:
stiamo trattando realmente il problema che mantiene il dolore?
Una nuova valutazione può aiutare a capire se il quadro è principalmente tendinopatico oppure se devono essere considerate anche componenti articolari, di stabilità, nervose o eventuali deficit a livello della spalla.
In presenza di trauma importante, blocco articolare, perdita progressiva di forza, alterazioni persistenti della sensibilità, gonfiore significativo o altri sintomi non abituali è invece indicato un confronto medico.
Conclusione
Chiamare qualsiasi dolore esterno del gomito “epicondilite” rischia di semplificare troppo un problema che può avere caratteristiche differenti.
Il dolore al gomito non è sempre epicondilite o gomito del tennista.
Può esserci una componente tendinopatica, articolare o neuropatica e, in alcuni pazienti, più elementi possono sovrapporsi. Anche la funzione della spalla può essere rilevante e deve essere valutata quando il quadro lo suggerisce.
Per questo in Fisiomed il percorso parte dalla valutazione e prosegue con un trattamento costruito sul problema individuato, misurando i progressi e aumentando gradualmente forza, stabilità e capacità di carico.
FAQ
Il dolore esterno del gomito è sempre epicondilite?
No. La tendinopatia laterale è una causa frequente, ma il dolore nella stessa zona può avere anche una componente articolare, di instabilità o neuropatica. Per questo è importante valutare il quadro nel suo insieme.
Come faccio a capire se è tendine, articolazione o nervo?
Dalla sola sede del dolore è difficile stabilirlo. Durante la valutazione vengono incrociati anamnesi, caratteristiche dei sintomi, test tendinei, test di stabilità, test neurodinamici, forza e risposta al carico.
L’ecografia può vedere un’instabilità del gomito?
In alcuni quadri l’ecografia dinamica può fornire informazioni utili sul comportamento dell’articolazione durante uno stress controllato. Deve però essere interpretata insieme alla valutazione clinica e non utilizzata come unico elemento diagnostico.
Perché valutate la spalla se mi fa male il gomito?
Perché la funzione dell’arto superiore dipende dalla collaborazione tra spalla, scapola, gomito, polso e mano. Se troviamo deficit della spalla che possono influire sul gesto o sulla gestione del carico, li inseriamo nel percorso riabilitativo.
Devo smettere di usare il braccio?
Non necessariamente. In molti casi è più utile modificare temporaneamente il carico e costruire una progressione rispetto a interrompere qualsiasi attività. La quantità di movimento e di carico va però adattata al singolo caso.
Servono sempre radiografia o risonanza?
No. La necessità di esami dipende dalla storia clinica e da ciò che emerge durante la valutazione. Quando sono necessari approfondimenti diagnostici o una valutazione specialistica, il paziente viene indirizzato al medico competente.
Quante sedute servono?
Non esiste un numero valido per tutti. Dipende dal tipo di problema, dalla sua durata, dalla funzione da recuperare e dalla risposta al trattamento e agli esercizi. Le rivalutazioni servono proprio a modificare il percorso in base ai progressi.
Fonti autorevoli
- JOSPT/APTA 2022 – Lateral Elbow Pain and Muscle Function Impairments.
- APTA – Clinical Practice Guideline sul dolore laterale di gomito.
Hai dolore sul lato esterno del gomito che non passa o continua a tornare?
Presso Fisiomed Sanremo possiamo valutare il gomito, la forza, la stabilità, l’eventuale componente nervosa e, quando necessario, anche la funzione della spalla, per costruire un percorso personalizzato di riabilitazione spalla, gomito e mano.
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