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COS’È L’AGOPUNTURA?

L’Agopuntura è una tecnica terapeutica millenaria, base fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese. Utilizza l’infissione di sottili aghi in varie parti del corpo umano che stimolano il sistema nervoso periferico e centrale determinando una regolazione sulle varie funzioni somatiche, viscerali e psico-emotive.

L’infissione degli aghi sui punti di Agopuntura stimola il cervello a produrre determinate sostanze che hanno molteplici effetti sul corpo senza l’utilizzo dei farmaci.

Ciascun punto di Agopuntura ha un nome e appartiene ad un “Canale” detto “Meridiano”.

I punti conosciuti e studiati sono oltre 500.

Foto di Katherine Hanlon su Unsplash

QUALI SONO GLI EFFETTI TERAPEUTICI?

L’effetto principale è quello antidolorifico, efficace su tutte le patologie dolorose, sia ortopediche come lombalgie, dolori artrosici o tendinei, impiegando anche l’effetto rilassante sulla muscolatura.

Indicata per i dolori neurologici, soprattutto per tutti i tipi di Cefalea.

Viene inoltre utilizzata nei dolori mestruali (dismenorrea) con grande efficacia.

L’Agopuntura, per la sua azione indiretta sul sistema nervoso, ha molte altre applicazioni:

– patologie ginecologiche come i disturbi del ciclo mestruale, della menopausa e della

fertilità

– disturbi di ansia e depressione

– disturbi gastro intestinali

– patologie broncopolmonari e allergie respiratorie

– effetto antinfiammatorio e di regolazione endocrina

 

L’applicazione specifica dell’Agopuntura, che rappresenta una vera e valida alternativa ai farmaci, è nei disturbi che si possono presentare in gravidanza; i più importanti sono:

– iperemesi o vomito gravidico

– lombalgia

– emicrania

– presentazione podalica del feto

È inoltre indicata per l’ipogalattia (scarsa produzione latte materno)

La d.ssa Schiapparelli è consulente del Centro Cefalee della Donna e del Servizio di Agopuntura del Dipartimento di Discipline Ginecologiche e Ostetriche dell’UniTO è perfezionata in diagnosi e cura delle cefalee.

Per ulteriori informazioni contattaci allo 0184634450, compila il form PRENOTA UNA VISITA o scrivici su whatsApp

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La suzione

La suzione è un meccanismo naturale presente nel bambino già durante la gestazione. Le ecografie prenatali dei bimbi con il pollice in bocca ne sono un esempio. L’istinto di suzione permette al neonato di nutrirsi al seno della madre o al biberon, unica via di nutrizione fino ai 6/8 mesi di vita. I neonati allattati con il biberon accettano volentieri l’utilizzo del ciuccio, soprattutto se dello stesso materiale della tettarella. I neonati abituati al seno hanno maggiore difficoltà causata dalla differente percezione sensoriale.

L’utilità del ciuccio

  • Il ciuccio nel neonato ha un valore consolatorio, fonte di conforto e di rassicurazione: viene ampiamente utilizzato per calmare il bambino che piange. È importante che l’adulto non compia l’errore di dare il ciuccio al bambino ogni volta che piange, evitando di capire quale sia il motivo del disagio. Tale comportamento rischia di rendere il ciuccio l’unico oggetto che lo tranquillizza.
  • Può essere utile per evitare che il bambino succhi il dito, abitudine più difficile da gestire e da eliminare.
  • È Un valido elemento per allenare la suzione nei bambini con difficoltà ad attaccarsi al seno, e per sviluppare la coordinazione suzione-deglutizione.

Quando l’utilizzo del ciuccio diventa negativo

È importante che il ciuccio non diventi un’abitudine viziata: si definiscono abitudini viziate tutti i comportamenti su base fisiologica che perseverano nel tempo troppo a lungo, fino a modificare la naturale evoluzione delle funzioni di respirazione, deglutizione, masticazione e secondariamente dell’articolazione del linguaggio.

Il ciuccio diventa un’abitudine viziata quando il bimbo cresce e noi facciamo crescere il succhietto con lui: compriamo quindi il modello adatto ai 3 mesi, poi ai 6, ai 9 e così via.

 

Effetti negativi sull’uso prolungato del ciuccio

  • La lingua si abitua ad una posizione bassa a riposo, mentre dovrebbe essere alta contro il palato. La punta della lingua può diventare ipotonica, con conseguenti alterazioni del linguaggio (ad esempio la cosiddetta “zeppola”) o della deglutizione: il bambino deglutirà spingendo la lingua sulle arcate dentali, con conseguenti problemi sulla chiusura di queste.

  • Alterazioni del palato che rimane stretto in quanto la lingua non spinge contro di esso per aiutarlo a crescere (palato ogivale).

  • Rallenta la maturazione delle abilità masticatorie.
  • Altera la percezione della cavità orale e ne limita la funzionalità.

 

Quando togliere il ciuccio

L’età consigliata è entro i 24 mesi di vita. I pediatri concordano però che oltre i 10-12 mesi di età gli svantaggi cominciano ad essere superiori ai benefici, per cui sarebbe meglio iniziare a diminuire gradatamente l’uso del ciuccio già attorno ai 7-9 mesi, ovvero quando il bambino sviluppa l’abilità di mordere e non vi è più la necessità di succhiare come unica fonte di alimentazione.

È importante sottolineare che a quest’età il bambino può essere consolato in altri modi.

 

 

In conclusione

È importante utilizzare questo strumento in modo consapevole ed è altrettanto importante che i genitori sappiano quali sono le conseguenze di una suzione prolungata.

È fondamentale che i genitori comprendano i bisogni reali del neonato, in modo da soddisfarlo o individuare sistemi di consolazione alternativi al ciuccio, come offrirgli il seno materno o prenderlo in braccio. Più il bambino utilizzerà il ciuccio più diventerà difficile toglierlo quando sarà il momento.

Il logopedista è il professionista deputato al risolvere questi problemi: per richiedere una valutazione legata all’uso prolungato del ciuccio.

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